lunedì 20 febbraio 2017

Scintille di gioia 20.02.2017




Questa settimana non sono stata bene. Mi sono presa uno di quei raffreddori che, pur senza farti gocciolare il naso come un rubinetto, ti regalano quelle tre o quattro linee di febbre che ti fanno sentire come se ti fosse passato addosso uno schiacciasassi.

venerdì 17 febbraio 2017

Tutte le nostre maschere



È carnevale, il periodo dell'anno in cui è lecito indossare una maschera e fingere di essere qualcosa che non siamo.
Ma quante maschere indossiamo ogni giorno?

Quando studiavo sociologia all'università ho avuto modo di leggere un libro che mi ha fatto riflettere. Era il libro di Victor Turner, "dal rito al teatro".
In sostanza, secondo questo sociologo, noi siamo tutti attori sociali che, a seconda della situazione in cui ci troviamo, recitiamo una parte nel dramma sociale che è la nostra vita, che si intreccia alle vite degli altri.

Ecco quindi che indosso la maschera di figlia con i miei genitori, quella di moglie con mio marito, quella di madre con i miei figli. Queste sono le maschere più semplici da indossare, perché mi consentono di essere me stessa con chi amo e mi accetta per ciò che sono, con i miei pregi ed i miei difetti.

Ma già quanto ci relazioniamo con gli amici, ecco che le maschere sono un pochino meno istintive ed un po' più costruite. Con gli amici che amano gozzovigliare useremo un tipo di maschera differente, ad esempio, da quella indossata con gli amici più seri.

E sul posto di lavoro?
Il mio lavoro mi costringe ad indossare una maschera molto  profonda, quella dell'educatrice: di fronte alle mamme o ai bambini devo sempre essere calma, comprensiva, accogliente. Devo accogliere chiunque, con i suoi pregi ed i suoi difetti, cosa che può essere più o meno faticosa. Devo essere fresca ed attenta anche se la notte non ho dormito, sorridere ed essere serena anche se qualche problema mi assilla. A volte invidio gli impiegati, che non si devono mostrare sorridenti di fronte al pc, anche quando la giornata è iniziata malissimo.

Si, ci sono maschere semplici da indossare e maschere più complesse, ma credo che, in fondo, siamo noi stessi davvero solo quando siamo soli.
Questo non è negativo, ma credo faccia parte della natura umana. Una maschera non nasconde, mostra solo un aspetto di ciò che siamo.

La cosa grave è quando tutte le maschere che indossiamo sono incoerenti con il nostro vero io.
Una maschera nasconde fragilità, insicurezze, ma più ci troviamo a nostro agio con chi abbiamo di fronte, più la maschera lascia trasparire chi siamo.
Se invece non siamo mai in grado di lasciarci andare e le nostre maschere sono incoerenti con ciò che siamo in realtà, questo nasconde un disagio profondo, che ci impedisce di accettarci e quindi di mostrarci agli altri. Indossare una maschera anche con noi stessi nasconde il fatto che non ci accettiamo, che non ci amiamo.

In sostanza, quindi, penso che se mettessimo insieme ciò che siamo quando siamo soli con noi stessi e tutte le nostre maschere, ecco, questo sarebbe ciò che siamo in realtà.

Maschere o non maschere, l'importante è una cosa sola, accettarci per ciò che siamo ed amarci. La personalità di una persona è mutevole, mai fissa e la cosa bella è che la possiamo sempre migliorare, perciò se qualcosa di noi non ci piace possiamo lavorare su noi stessi.

Perciò credo che dire "via la maschera!" non sia possibile. Credo che si possa dire "rendi il più possibile le tue maschere coerenti con ciò che sei davvero. Allora sarai felice."

Questo post partecipa al tema del mese delle StorMoms.

giovedì 16 febbraio 2017

Il pomelo, agrume poco conosciuto




L'ultima volta che siamo stati a fare la spesa Marito e Polpetta sono usciti dal reparto ortofrutta con un'aria trionfante ed un frutto gigante in mano: era tondo, giallognolo e morbido. 

Quando ho chiesto a Marito cosa fosse, lui tutto soddisfatto mi ha detto che si trattava di un Pomelo, un frutto di cui aveva sentito parlare dai suoi colleghi al lavoro e che voleva assolutamente assaggiare.

Il nome mi ha fatto pensare ad un incrocio tra un pompelmo ed una mela, ma la buccia sembrava quella di un agrume, ma era molto liscia. Pensavo anche che fosse un qualche agrume esotico, proveniente dall'Oriente. Su questo, in effetti non sbagliavo, dato che è originario della Cina, ma viene largamente coltivato in Thailandia, Taiwan e Giappone, anche se, ultimamente, viene coltivato anche in Italia, nella bellissima Sicilia.

Il pomelo, in realtà, è un agrume della famiglia delle rutacee. Non è un incrocio, anzi! È ritenuto una delle tre specie da cui derivano tutti gli agrumi ad oggi conosciuti, assieme a mandarino e cedro.

Un frutto medio arriva a pesare 1.5 kg ed ha un diametro di 15 cm circa e come tutti gli agrumi viene raccolto è consumato tra settembre e gennaio. È poco calorico, 35 kcal per 100gr, ed è molto ricco di acqua.
Ha una grande concentrazione di fibra alimentare, per cui aiuta a regolarizzare l'intestino ed ha proprietà digestive, di potassio, ecco quindi che aiuta a mantenere la pressione bassa. 

Ricco di vitamine, soprattutto vitamina C, aiuta a contrastare i radicali liberi, l'anemia e le infezioni del tratto urinario.

Contiene anche molte vitamine del gruppo B ed acido folico.
Poiché è ricco di potassio aiuta a contrastare i crampi alle gambe e la pectina pulisce le arterie e previene l'arterosclerosi.

Sbucciarlo non è stato semplice: ha una buccia molto spessa e rigida, tanto che mi sono dovuta aiutare con un coltello per inciderla ed ho eliminato la parte bianca spugnosa che ricopre gli spicchi.
Gli spicchi vanno consumati eliminando la membrana protettiva.

Il gusto è molto simile a quello di un pompelmo, ma dolce e delicato. Benché strano ci è piaciuto molto, anche se non si riesce a mangiare un pomelo da soli in una volta sola, perché è molto grande.
Per fortuna si conserva in frigorifero per qualche settimana.
Può essere consumato come frutto o nelle insalate.

E voi? Avete mai assaggiato il pomelo?


martedì 14 febbraio 2017

Perché usare la fascia portabimbi è utile? Consigli pratici



Da quando sono mamma, so che la fascia portabimbi è una benedizione. L'ho usata tantissimo con Polpetta e la sto usando molto con Pulcino: questo modo di portare i bimbi mi ha salvata in tantissime situazioni.

Se per i primi mesi di vita ci siamo avvalsi della fascia lunga elastica, quando i bimbi sono stati più grandi abbiamo optato per la fascia ad anelli. Mai acquisto fu così azzeccato!

Non solo è semplicissima da indossare, ma i miei bambini sono sempre stati comodi. La fascia portabimbi, come raccontavo tempo fa, ha molteplici vantaggi, soprattutto a livello affettivo.
Il bambino portato in fascia si rilassa, a contatto con la madre, si sente accolto e raccolto, come quando era nella pancia della mamma e questo influenza non solo il rapporto madre/figlio, ma anche la qualità dell'umore del bambino. Inoltre i bimbi portati in fascia si sentono più sicuri, hanno conferma dell'amore della mamma e diventano poi bambini indipendenti, perché sanno di essere amati, cercati e voluti.

Spesso, al ritorno da scuola, Pulcino è stanco e piange. In cucina, appesa alla sedia, c'è la nostra fascia ad anelli. Quando arriva ora di cena ed io devo cucinare, è il momento in cui lui vorrebbe più coccole. In questi momenti si avvicina alla fascia, la prende e me la porta, perché vuole entrare dentro, così io cucino sbaciucchiandolo sulla fronte e lui è felice perché da quella posizione mi aiuta a cucinare, apparecchiare la tavola e, nel contempo, si ricarica affettivamente. A volte resta in fascia cinque minuti, altre un po' di più, ma noto che quando sta in fascia si calma e poi, quando scende, è sereno.

Ecco quindi i casi in cui usare la fascia portabimbi è utile:

1-quando il neonato, ad alto contatto, ha bisogno delle braccia della mamma per sentirsi rassicurato;

2- quando il bambino nei primi mesi di vita fatica ad addormentarsi. Stare un po' in fascia lo rilassa e dorme più a lungo;

3- quando il bambino ha bisogno di coccole e noi dobbiamo fare i mestieri: sono riuscita a cucinare, a passare l'aspirapolvere e lavare i pavimenti con i miei bambini in fascia. Certo, ci si impiega di più, ma se siamo in casa da sole senza aiuti, è la nostra salvezza.

4- quando abbiamo un bimbo di pochi mesi e dobbiamo fare delle commissioni: la fascia portabimbi sostituisce il passeggino, noi abbiamo le mani libere e siamo più veloci nel fare le nostre commissioni;

5- quando abbiamo due o più bambini e dobbiamo uscire con il neonato. Se teniamo il piccolo in fascia, possiamo spingere il passeggino del bimbo più grande, ad esempio.

6- per visitare un museo. Marito ed io abbiamo portato Polpetta a vedere una mostra sull'impressionismo. Nel museo non entravano i passeggini e lui si è gustato i quadri dalla fascia;

7- per andare al mercato: girare per le bancarelle con il bimbo in fascia è più agevole, soprattutto se c'è molta gente.

8- per portare il bimbo in spiaggia: avete presente che fatica spingere il passeggino sulla sabbia? Ecco, con la fascia portabimbi non si pone questo problema;

9- fare una passeggiata: la neomamma si tonifica, il bimbo è sereno.

10- andare al supermercato: il bimbo in fascia è appagato, la mamma riesce a spingere il carrello ed a fare la spesa.

La fascia portabimbi è versatile, si presta ad essere utilizzata in più contesti ed è pratica. Una volta finito di usarla la si piega e diventa piccola e leggera, facile da trasportare.
Ecco perché la adoro! Non solo ha tantissimi vantaggi sul bambino e sulla relazione madre/figlio, ma è anche Smart.

E voi? Usate la fascia? In quali occasioni?

lunedì 13 febbraio 2017

venerdì 10 febbraio 2017

Come sopravvivere ai frequenti risvegli notturni del bambino?




Come si sopravvive ai risvegli notturni dei bambini ed alla mancanza cronica di sonno? È una cosa che ogni madre che passa le notti in bianco si domanda

In questi giorni Pulcino non è stato bene e, puntualmente ogni notte si sveglia tra le 3 e le 3.30 e dal suo lettino nella camera dei bimbi migra nella nostra.

Poiché è inappetente sta mangiando pochissimo e si addormenta verso le 21 con il mio latte (si, ancora. Lo allatto ancora perché per lui è ancora una necessità.). Non essendo del tutto sazio si sveglia nel cuore della notte e lo allatto un pochino, poi si riaddormenta tra le mie braccia.

Normalmente lo riporto nel suo letto, ma lui è disturbato da un po' di tosse, io ho un arretrato di sonno incredibile e non ce la faccio. Crollo addormentata con lui tra le braccia. Poi si risveglia verso le quattro e mezza tossendo e scivola dal mio abbraccio tra le braccia di Marito e dorme lì, fino alle 6.30, quando mi sveglio io e, a malincuore lo dobbiamo svegliare per fargli l'aerosol prima di andare a scuola, perché non vogliamo interrompere la sua cura.
Lui sta bene, la pediatra conferma che la sua tosse se ne sta andando e che può frequentare il nido, ma non è il caso sospendere l'aerosol ancora per qualche giorno.

Io vivo in perenne stato da carenza di sonno e non so come sto facendo ad occuparmi dei bambini, della casa ed andare al lavoro. Credo che dormirò in un'altra vita.

Ma, dicevo in apertura, come sopravvivere ai frequenti risvegli del bambino? Ecco alcuni trucchi che ho sviluppato da quando è nato Pulcino:

1- non accendere la luce. Io uso una lucina per bambini azzurra, lo Spoka dell'Ikea. La luce soffusa non sveglierà del tutto il bambino e lo aiuterà a riaddormentarsi più velocemente.

2- se il pannolino è ancora asciutto, o non troppo pieno, non cambiarlo, per non svegliare il bambino o dargli l'impressione che è ora di alzarsi.

3- quando il bimbo è tanto piccolo, per i primi sei mesi di vita come raccomanda l'Oms, tenerlo nella camera dei genitori, per evitare la SIDS. Se il bambino è in camera, la mamma accorrerà tempestivamente alla culla e potrà attaccarlo più velocemente al seno.

4-prepararsi una cuccia comoda nel lettone utilizzando tanti cuscini. Io uso il cuscino doppio sotto alla mia testa per sorreggere le spalle mentre allatto e poi un cuscino da allattamento lungo, posizionato nel lato del letto che uso per scendere. Non solo mi serve per stare comoda, ma anche perché in questo modo non ho l'ansia che il bimbo mi cada dal letto se mi addormento. Allattare sdraiata e di fianco mi permette di riposare mentre il mio bambino beve il latte. È stato la mia salvezza sia con Polpetta che, ora, con Pulcino.

5- spostare il bambino dal lettone solo quando si è sicure che sia ben addormentato per evitare che, appena posato nel suo lettino, si risvegli immediatamente e far fatica a riaddormentarlo.

Oltre a questi trucchi, in questi giorni, ho rallentato i miei ritmi, per quanto possibile.
Un po' perché non riesco a fare altrimenti, sono troppo stanca e rischio il collasso, un po' perché quando i bambini più grandicelli hanno risvegli notturni, non è solo indice di bisogni fisici, quali fame o malessere, ma è anche indice di bisogno affettivo di contatto con la figura materna dalla quale sono stati separati durante il giorno.

E poi, confessiamolo: non è bello accoccolarsi al calduccio nel lettone con il nostro tesorino?

Io, a meno di non essere distrutta come in questi giorni, non riesco a dormire con Pulcino nel lettone, perché non ho il mio spazio vitale e mi viene mal di schiena, ma uno strappo alla regola ogni tanto ci sta. Nessuno arriva ai diciotto anni nel lettone della mamma, e ricordiamocelo: se soddisfiamo il bisogno affettivo dei nostri bambini piccoli, aumenteremo la loro autostima e saranno adulti più sicuri di sè ed indipendenti.

giovedì 9 febbraio 2017

Una cena sana e nutriente: il mio minestrone ricco




 A volte la sera mi capita spesso di esser di corsa e di avere poco tempo per cucinare, soprattutto da quando Marito torna dal lavoro ad ora di cena.

Un piatto salva cena, di quelli che in tre secondi sono pronti, è il minestrone.
Ma come? Direte voi. Un minestrone non è nutriente, i bambini hanno bisogno di un primo e di un secondo!
Sono d'accordo con voi, una minestra di verdura da sola manca di proteine e di carboidrati.
Ma il mio minestrone è super ricco, nonché semplice da preparare!